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TECNICHE MARE : Surfcasting - Canna da riva - Bolentino

In questo post andiamo a trattare 3 tecniche di pesca in mare : il surfcasting, la canna da riva e il bolentino.

 

1) SURFCASTING

Termine abbastanza controverso che alle origini descrive l’azione di pesca ottenuta attraverso il casting (azione di lancio di un’esca in acqua ) e surfossia in presenza di un moto ondoso di tipo oceanico ovvero dovuto alle quotidiane forti escursioni di marea. Con il tempo il termine è stato un po’ assimilato per la pesca dalla spiaggia possibilmente in presenza di moto ondoso. In alcuni luoghi del mondo la tipologia di pesca utilizza proprio i momenti favorevoli di marea che innescano presso riva una precisa catena alimentare.
Dalle nostre rive sabbiose il surf casting ha trovato modalità originali che lo accumunano a quello praticato da un po’ tutte le coste del Mediterraneo. In assenza di importanti correnti di marea che disseppellisse dal fondo nutrimento utile all’alimentazione dei pesci e alla creazione della già citata catena alimentare, sarà la mareggiata creata dal vento a surrogare lo stesso fenomeno. Inoltre nel nostro mare ci sono tutta una serie di pesci che durante le stagioni miti vivono e si alimentano nei pressi della linea litorale, anche con mare sostanzialmente calmo e ciò consente una proficua pesca anche in condizioni di surf non canoniche.
Il surf casting agonistico ha trovato negli anni canoni e denominatori comuni per paesi e per località dalle caratteristiche molto differenti, assimilando l’iniziale termine da una finestra connotativa abbastanza ristretta a una più generica pesca a fondo svolta principalmente da rive sabbiose. Inizialmente l’attività agonistica legata al surf casting in Italia si svolgeva esclusivamente in notturna mentre negli ultimi tempi c’è un progressivo adeguamento alle pratiche internazionali.
La tipologia dei pesci ricercati durante le gare si è enormemente allargata dai soli grufolatori, principalmente mormore, a pesci legati al ciclo stagionale e che hanno modalità di alimentazione non connesse al fondo come aguglie, lecce stella, occhiate o ancora boghe.
Mentre nel surf casting ricreativo è consigliabile pescare con due canne per sondare diverse fasce d’acqua, l’agonismo prevede l’uso di una sola canna che indubbiamente predilige un’azione di pesca molto più consapevole e tecnicamente più avanzata.

2) CANNA DA RIVA

 Tecnica di pesca effettuata da banchine portuali, scogliere naturali o artificiali. Generalmente la pesca avviene con una sola canna, sia essa fissa ossia senza anelli e mulinello, sia con canne anellate del tipo bolognese o inglese a cui vanno accoppiati mulinelli idonei.

E’ una tipologia di pesca molto raffinata con utilizzo di fili spesso di diametro capillare e che deve essere abbinata a pasturazioni effettuate in modo sapiente in modo da portare e mantenere i pesci nel raggio d’azione della canna. Sebbene si peschi con una sola canna, nell’agonismo è necessario predisporre tanti tipi di canna a partire dalle velocette di soli 2 metri a lunghe teleregolabili che arrivano anche alla lunghezza di 10 metri.

A livello di sportività la canna da riva praticata generalmente con l’ausilio di un galleggiante, fisso o scorrevole, esalta le doti di sportività del praticante. Con terminali spesso capillari, intorno ai 10 centesimi di millimetro si insidiano me spesso catturano pesci di taglia anche superiore al chilogrammo. Spigola, orata, muggine, sarago, occhiata sono tra le prede più frequenti per questa tipologia di pesca davvero esaltante se si pensa che molto spesso il peso della preda è superiore a quella del carico reale dei fili utilizzati.

Nell’agonismo alla taglia del pesce si preferisce la quantità di catture e nel carniere del praticante entrano spesso a far parte pesci non ricercati nella pesca per diletto quali ad esempio le castagnole. Altri pesci tipici dell’agonismo sono le aguglie, le boghe, i ghiozzi, gli sparlotti e le salpe.


 

3) BOLENTINO

Una delle più antiche tecniche di pesca che trova tracce anche nell’ambito dell’archeologia. Il bolentino è l’attrezzo con cui si pratica tale pesca e consta di un sughero su cui è avvolto una notevole quantità di lenza alla cui estremità inferiore è presente un “terminale” composto da tre pezzi di nylon (braccioli) più sottili a cui vengono legati gli ami; il tutto termina con una zavorra di peso variabile a seconda della profondità e delle correnti.
E’ una pesca abbastanza statica che si svolge da un natante sia a remi che a motore.
Essendo l’azione di pesca praticata senza l’ausilio di canne o mulinelli, generalmente essa è esercitata su fondali poco o mediamente profondi e per la sua essenzialità trova molti praticanti anche solo stagionali. Non potendo contare sull’elasticità di una canna o sulla frizione di un mulinello, la lenza, affidata alla sensibilità dei polpastrelli del pescatore, non potrà mai essere troppo sottile.
E’ possibile la cattura di pesci pregiati e di taglia quali ad esempio saraghi, orate o pagelli per la pesca a fondo, mentre a mezz’acqua i pesci maggiormente insidiati sono boghe, labridi e sparidi del sottocosta.  La sua diffusione era maggiore durante i passati decenni ma questa antica pesca richiama anche a livello agonistico molti appassionati.

  
 

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Pubblicato il 25/1/2013 alle 18.20 nella rubrica Diario.

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