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IL "ROCKFISHING"

Nella foto Roberto Ripamonti alle prese con uno squalo nutrice catturato a Rockfishing da una scogliera alta naturale

 


Il Rock Fishing è una tecnica molto simile al surfcasting, praticata da scogliere alte o basse sfruttando la fase di scaduta di una mareggiata che porta la preda ad una frenesia alimentare e quindi proporre le esche adeguate al luogo.

Da non confondersi con la classica pesca a fondo dagli scogli che di simile c'è solo l'ambiente ma variano i tipi di calamenti, le prede, le esche e le condizioni atmosferiche.

Il rockfishing ha come filosofia la cattura di grandi predatoricon ogni tecnica possibile.

E' una tecnica molto pericolosa da praticare vista la la pericolosità e le asperità degli spot in cui viene praticato.

I posti per praticare il rock sono le classiche scogliere a fondale alto oppure basso con fondale misto a sabbia, roccia e posidonia.

Gli spot migliori si trovano in Sicilia, Sardegna, Campania, LIguria e Puglia.

Le condizioni migliori si hanno con il mare mosso o in scaduta.

Sono da preferire i momenti di movimento delle acque, quindi le fasi di marea sia montante che calante.

E' preferibile praticare questa tecnica di giorno fino al tramonto perchè di notte incontreremo solo gronghi e murene.

Le stagioni migliori sono l'autunno e l'inverno.

I mulinelli dovranno essere imbobinati con monofili molto affidabili del diametro che va dal 0.30 allo 0.50. Anche per i terminali vale lo stesso discorso, con qualche eccezione degli ultimi 20 cm costruiti con del cavetto d’acciaio per i serra. Per quanto riguarda gli ami, dovranno essere scelti tra quelli molto robusti e la loro proporzione in base all’esca utilizzata. I piombi dovranno avere diverse forme e diverse misure e la maggior parte delle volte, quasi sempre, viste le possibilità di incaglio, dovranno essere usati a perdere: Legati con un pezzo di monofilo più sottile di quello usato per il calamento, così da cedere in caso di incaglio consentendoci il recupero del calamento e dell’eventuale preda attaccata all’amo.

Da non sottovalutare l’importanza nella scelta delle girelle, che dovrà essere fra le più affidabili e resistenti.

A completamento dello zaino che porteremo sulle spalle (la cassetta è sconsigliata in quanto è meglio avere le mani libere) un paio di pinze, un coppo o ancora meglio un raffio telescopico per salpare le prede, oltre ai soliti aghi infila vermi e al filo elastico per legare i tranci di pesce sull’amo ed infine la varia minuteria per la costruzione dei travi.

Inoltre sono consigliati delle scarpe idonee e un impermeabile per ripararci dagli spruzzi provocati dalle onde sbattendo sugli scogli. Cosa molto importante è quella di evitare l’uso di stivali in quanto, se cadiamo in mare, ci porterebbero a fondo.

Passando alla sezione esche, possiamo classificarne due categorie: Una per la tecnica pesante e una per la più leggera.

Per la pesante possiamo prendere in prestito quelle del surf casting, ossia, i grandi e succulenti inneschi come i cefalopodi innescati interi, le trance di pesce (sgombri, cefali, sugarelli , sardine) oppure usare il vivo, pescato prima di iniziare la vera battuta a rock fishing, che potrebbe essere qualche boga, qualche muggine oppure un occhiata, un sugarello e, preferibilmente,  tutto quello che ci passa lo stesso spot.

Per la leggera dicasi la stessa cosa, ma usando esche di dimensioni minori, e possiamo aggiungere anche i vermi di grossa stazza come il bibi, l’americano ed il rimini, il granchio che troviamo in loco (ottimo per orate e saraghi, oppure i grossi bivalvi. Da sottolineare che, come nel surf casting, equivale il detto: Esca grossa = pesce grosso.

Infine, parliamo dei calamenti, che sono la cosa che deve attirare di più la nostra attenzione per quanto riguarda la cura nella realizzazione.

Ci sono diversi tipi di calamenti in quanto non tutte le prede mangiano a fondo o in superficie.

Quelli di superficie potranno essere realizzati con galleggianti piombati della grammatura idonea, con al di sotto un terminale lungo sui 2/3 metri, di diametro adeguato al tipo di preda da insidiare, con inserite delle palline di piombo a scalare nel primo metro e innescato con filetto di sardina, cefalopode, oppure grossi vermi. Mentre per l’innesco del pesce vivo dovremmo realizzare un terminale che comprenda due ami montati a seguire (tandem).

Per quelle da fondo il concetto cambia. Qui entra in gioco il piombo a perdere che, come spiegato prima, si tratta di collegare il piombo al terminale con uno spezzone di monofilo più sottile cosicché , in caso di incaglio sul fondo, ci permetta di perdere solo il piombo consentendoci di recuperare il calamento con la preda attaccata.

Perdere molti piombi è una grossa spesa a livello economico, e qui possiamo rimediare costruendoci da soli i piombi con del comune gesso (non esagerando nelle dimensioni in quanto il gesso bagnato aumenta il suo peso di parecchio).

Come stampo possiamo usare del tubo in gomma, quello per l’irrigazione: Si sceglie la lunghezza e si taglia il tubo in modo longitudinale. Come tappo, da un lato, si può metterne uno di sughero. Si inserisce all’interno del tubo il gancio, con l’occhiello che fuoriesce, e si chiude il tubo con delle fascette oppure utilizzando del comune scotch. Si fa la colata di gesso dal lato aperto e, quando si è indurito, basta togliere lo scotch, aprire il tubo e prenderci il nostro piombo, che sarà facilmente modellabile con una lima.

 

http://www.italianseaanglers.it/

 

VIDEO:

1) Rockfishing in Sicilia 

http://www.youtube.com/watch?v=d90JJ3up1Jk

2) Innesco seppia per il rockfishing 

http://www.youtube.com/watch?v=HYT4nPfV5u8

 

3) Rockfishing extremo in Giappone 

http://www.youtube.com/watch?v=o81wF2z0Ymw&feature=fvwrel

 


 

 

 

Pubblicato il 14/7/2011 alle 20.11 nella rubrica Diario.

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