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Sandro Meloni, il padre del surf casting

Gli anni più belli della storia Italiana della pesca sportiva in mare, raccontati dal Numero Uno.

Sandro, sei considerato da tutti il padre fondatore di quella che è la disciplina del surf casting.  C'è qualcuno che ti ha avvicinato al mondo della pesca ed in particolare a quella dalla spiaggia?
Per il colmo, ‘conobbi’ e rimasi fulminato dal mare da surf casting, proprio in una battuta di pesca a fondo… Chi mi ci portò (Carlo Antinori, oggi scomparso), pensava di trovarci della risacca appena, avevamo con noi piombature ed attrezzi ridicoli per quella forza della natura. Ma strinsi i denti ed il mare mi accolse, donandomi una splendida orata. Cercai da quel momento, opinioni e contatti, ma ne rimasi deluso, quel mare era per tutti una perdita di tempo inaffrontabile; nessuno credeva nel disegno che avevo intravisto tra le onde. Sicuramente un ‘tesoro’ molto più appagante di quella prima pur sempre magnifica cattura.
Solo ‘dopo’, quando riuscii a dimostrare a tutti la generosità di quei ‘cavalloni’, fui sommerso da gente che affermava di conoscere il fenomeno ed al tempo stesso, chiedeva informazioni sul come fare a pescare in quel marasma bianco… Lì decisi di fare a meno di tutti!
A soli 17 anni inventi il 'surf casting' mettendo a punto quei concetti che hanno contribuito al successo di questa magnifica disciplina. Da dove hai tratto lo stimolo per elaborare le tue teorie?
Credimi, come un archeologo davanti a tanti piccoli indizi; lo stimolo nasce, è ovvio, pietra dopo pietra. Non esisteva nulla su cui documentarmi, e la prova, è data dalla particolarità dei miei studi, c’è l’unicità del soggetto e della forma, non somigliano a nulla di già scritto
Se dovessi spiegare ad un neofita che cos' è il surf casting, che cosa gli diresti?
Semplicemente lo porterei innanzi a quelle onde e lo osserverei… Se rimane incantato e spaventato da quella forza, gli spiegherei il resto, altrimenti no! Il surf casting si collega ad una matrice interiore, o ce l’hai, oppure è meglio pensare ad altro. In passato mi sono sforzato di ignorare questa regola, producendo poi soltanto dei detrattori delusi, di cui il surf non ha bisogno.
Si sente dire a volte che nel surf casting il mare fa selezione: che cosa vuol dire?
L’ho appena detto. Molte volte mi sono trovato a dire che, se il mare ti respinge, o tu non sei fatto per il surf, oppure è il surf a non essere fatto per te. Occorre abbandonare quel fardello di povertà che conduce gli uomini a denigrare ciò di cui non sono capaci…
Il fascino di catturare una grande preda dalla spiaggia è unico. Nello stereotipo comune lo squalo rappresenta 'la preda' per eccellenza. In Mediterraneo è possibile secondo te l' incontro con un 'big fish'? Chi si dedica alla ricerca della grande cattura a quali specie potrebbe puntare e in quali periodi?
Il solo non pensarlo, contravviene alle regole basilari del surf: una finestra aperta sul mare. Non spetta a nessun piccolo uomo pronunciarsi su cosa il mare possa donare; soprattutto quando il credo e la fede sono smisurati. Al mare, alle onde, non pongo limiti, mai! Dico solo che la fede nelle sue possibilità, sa in ogni momento ricambiare importanti indicazioni sulla traccia da seguire. Ma occorre il ‘grande orecchio’ di cui non moltissimi sono dotati; molti altri ce l’hanno, ma lo rifiutano.
Alla pesca con le onde è associato, sempre nell' immaginario comune, l'uso esclusivo di canne in due pezzi Rip e mulinello rotante. E' un binomio indiscutibile o c'è spazio, secondo te, anche per altro?
In riva al mare si incontrano delle difficoltà che in qualche modo vanno superate; con la tecnica oppure con il cervello. Ciascuno può ricorrere a ciò che possiede in modo più marcato, l’importante è che risolva il quesito che si trova davanti.  Ho affrontato battute con delle semplici lenze a mano, scegliendo con cura la postazione adatta e vincendo quella sfida; così come ho perso la battuta con rip&rot, affidandomi esclusivamente alla capacità dell’attrezzo…
Hai un ricordo o un aneddoto curioso, legato al surf casting e a cui sei particolarmente legato e che vuoi raccontare a tutti i lettori ?
Ne ho tanti, non saprei quale scegliere… Quello che ricordo con più affetto, è stata la faccia di Marco Pisacane, che portai con me ad un viaggio di pesca alle Canarie.
Per generosità, lasciai che tutti loro si scegliessero la postazione, però alla fine mi delusero… I posti migliori li lasciarono vuoti, ed erano postazioni da Predatore (con la P maiuscola)! Si lanciarono assatanati alla ricerca di saraghi ed occhiate sulle punte, io invece osservavo il mare e preparavo molto lentamente il necessario, dissi semplicemente a Marco:”Quei saraghi (da circa 300 grammi l’uno) mettili dentro quella pozza d’acqua, lasciameli vivi…” Me li vide innescare e lanciare, fu per lui uno shock, a metà tra lo spreco e la perdita di tempo.
Quella notte feci due record, facendo assaporare anche a loro cosa produce la fede nel surf casting.
Voci insistenti vogliono che la FIPSAS con le altre organizzazioni internazionali vogliano portare il long casting alle prossime Olimpiadi. A fronte di questo importante risultato, quale futuro vedi per il long casting in Italia?
Certamente ottimo e di primo piano. L’Italia può essere battuta solo da se stessa, ma è un ‘nemico’ formidabile, che difficilmente consentirà il sacrificio personale per un risultato collettivo. Di Campioni e uomini veri, come Pietro Terraglia, ne vedo pochi, troppo pochi.
Il surf casting si fa techno-thriller: “Operazione Bull Fish”. Che cos'è ?
Molti lo hanno definito il mio testamento spirituale, a cui ovviamente, spero manchino delle pagine… Però è una bella definizione, perché tutto ciò che il mare e gli uomini mi hanno insegnato, sta lì dentro.E’ un romanzo ambientato negli anni che stanno lì, alle porte, ormai prossimi. Così come sono vicine le urla del mare all’operato degli uomini. Appaiono delle pagine che aiutano a sperare e risorgere, sotto l’aspetto umano ed ambientale, proponendo dei modelli e delle risorse inusuali. Tra questi il surf casting ed il long casting, autentiche perle di una collana ricca di fascino e avventura.
Sandro, dopo oltre 30 anni di surf casting in tutti i mari del mondo, quando scendi in spiaggia la tua attenzione, sin da subito, su che cosa si concentra?
In successione?La forma delle onde, il loro respiro, la distribuzione dei colori, il profilo della riva, l’odore dell’aria.


Vittorio Azzano


Intervista tratta dal sito
www.sabatoseraonline.it

Il romanzo scritto da Sandro Meloni "Operazione BULLFISH"....troverete altre info sul sito di Sandro Meloni www.sandromeloni.it

 

Sandro Meloni è stato il primo ad importare la tecnica del surfcasting in Italia - pioniere di questa disciplina che oggi è divenuta la più diffusa tra le tecniche di pesca, la più discussa e anche la più amata e affascinante.

Sandro Meloni - un uomo un mito

www.sandromeloni.it  dove troverete consigli di pesca e tante altre curiosità e suggerimenti. Troverete tutto.

Pubblicato il 8/10/2010 alle 23.37 nella rubrica Diario.

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