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Miles Davis: Bitches Brew




Miles Davis: Bitches Brew
Recensione di: puntiniCAZpuntini , (Friday, February 11, 2005)

Praticamente succede che nell'estate del 1969 Mr.Miglia si scassa la uallara delle solite cose.

Gli viene la fissa dell'Hi-Tech, della droga eccitante, e delle nuove promesse. Così, manda a rottamare i contrabbassi ed i piani con la coda. Continua sì a prendere oppio a più non posso, però ora non è più motivo di sballo per lui, ma l'unico modo per lenire le botte tremende che si tirava a mescalina, acido e lisergico e tonnellate & tonnellate di cocaina. Solo che con le vecchie glorie non poteva fare quello che voleva, così si circonda di giovani alle prime armi. Un'allegra balletta di stronzoni tipo Dave Holland, Herbie Hancock, Keith Jarret, Chick Corea, Jack De Johnette, Airto Moreira e tanti altri come Joe Zawinul e compagnia... insomma, tutti salutisti. Ma soprattutto, tutta gente che poi non è andata avanti, no.
Non è che poteva andare da un pianista di mezza età e dirgli "Tieni, mangiati un acido e suona questo Fender Rhodes", quello lo fanculava in men che non si dica e poi andava in giro a dire che Miles era un birichino. Appunto per questo lui è andato da Keith Jarrett; c'ha detto di mangiarsi un acido ed ha avuto in risposta "ancora un altro? minchia vedo già in pixel, se ne mangio ancora piglio il volo... ah Miles!", poi gli ha detto di suonare un Fender Rhodes, e lui ha risposto "Minchia, non l'ho mai suonato, ok, facciamolo" perché nella sua testolina drogata pensava "mica son coglione che dico di no a Miles Davis, questo mi fa fare carriera". Infatti poi non ha fatto carriera, no (si, Jarret dice "Minchia!", lo so lo so, è un maleducato).

E così, from the point to white... aulì-aulè-tulilem-blem-blum, Mr.Miglia tira fuori Bitches Brew, e cambia radicalmente la storia del Jazz. Così, nulla di che... roba da tutti. Rivoluziona completamente il genere musicale più complesso in circolazione, (no, non sanguigna, quello è Cristiana F e lo zoo di Berlino, è un altra storia) così, dato che non aveva nulla da fare. Il jazz... che palle. Il jazz... roba per vecchi.

Il jazz... roba per pirlette salutiste. Il Jazz... roba per rilassati. Tutte abnormi cazzate dette da gente che non ha mai sentito il lato "free your mind and fly with drugs" di mister Miglia. Orde di giovani che seguono il mito dei "ribelli" e dei "giovani dannati", e pensano che Miles Davis, fosse un pantofolaio bacchettone.
Miles Davis era un pazzoide egocentrico genialmente sconvolto dalle intuizioni fulminanti che gli trapassavano le cervella con la stessa frequenza con cui un comune mortale rutta e/o puzzetta ed opzionalmente fa pupù. Ha capito prima di tutti che la tecnologia non era un nemico ma un alleato. Ha scoperto e lanciato gente che ora è nell'olimpo degli dei. Ha scoperto che si può trovare un tempo nel controtempo. Ma soprattutto, se uscivi con lui una sera, tornavi 5 giorni dopo a casa, ed appena entrato in salone passavi un paio d'ore a mettere a posto il mobilio, così, solo perchè sentivi il bisogno di avere un salotto ordinato.

Sinchè non avrete sentito bene per varie volte questo album, non capirete mai e poi mai cos'è il jazz moderno, e non sapete cosa vi perdete. State pur tranquilli che non è come vi aspettate, timidoni.


Tratto da: www.debaser.it

Il nome dell'autore della recensione (puntiniCAZpuntini);

Link alla recensione: www.debaser.it/recensionidb/ID_3695/Miles_Davis_Bitches_Brew.htm

Pubblicato il 17/1/2009 alle 12.18 nella rubrica Diario.

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