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musica
13 gennaio 2010
Jimi Hendrix e Miles Davis: una collaborazione mancata....Ma Falzone li fa incontare

Un mito nostrano della tromba incontra due miti della musica afroamericana “The Jimi Hendrix Experience” il titolo del progetto in cartellone al Teatro Binario 7. A quaranta anni dalla scomparsa del grande Jimi, il jazz elettrico del trombettista Giovanni Falzone non solo ripercorre la produzione di Hendrix, ma tenta di ricostruire quella collaborazione, purtroppo mancata, fra due delle stelle più luminose della musica afroamericana: Jimi Hendrix e Miles Davis. Che genere di suoni avrebbe prodotto l'unione artistica di un gigante del jazz con un gigante del rock?

Purtroppo non abbiamo avuto il modo di saperlo a causa della tragica morte del chitarrista di Seattle, pochi giorni prima del programmato incontro discografico dei due. Giovanni Falzone collabora con Musicamorfosi ideatrice di “Lampi” dal 2005, il prosismo week-end presenta il progetto in prima assoluta e sarò accompagnato dal suo inossidabile Quartetto, le Mosche Elettriche, ovvero: Valerio Scrignoli alla chitarra elettrica, Michele Tacchi al basso e Riccardo Tosi alla batteria. Per lo spettacolo è prevista una tripla replica: 15,16 e17 gennaio cui si aggiunge una replica speciale per le scuole del territorio all’interno del progetto Il Passamusica.
Biglietti: 18 euro intero, 15 euroi ridotto, 6 euro per gli under 18.
www.vivaticket.it, www.musicamorfosi.it


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musica
29 settembre 2007
Jethro Tull (grandissimo flauto traverso)




The Official Jethro Tull Website


(biografia del gruppo da Wikipedia)


Jethro Tull è un gruppo rock originario di Blackpool, in Inghilterra, fondato dallo scozzese Ian Anderson (flauto traverso e polistrumentista).
La band prende il nome dal pioniere della moderna agricoltura, Jethro Tull (1674-1741).

 Storia del gruppo

 Gli inizi 
Inizialmente la band, capitanata sia da Ian Anderson che dal chitarrista Mick Abrahams, era sostanzialmente orientata verso il blues. Il loro primo album, "This Was" (1968), mette in fila una serie di brani rock-blues tra cui spicca "Song for Jeffrey".

Nel gruppo si apre subito una discussione sulla direzione da prendere: vince Ian Anderson e Mick Abrahams esce dalla formazione andando a fondare i Blodwyn Pig con cui continua la propria strada nel british blues.
I Tull si incamminano lungo un percorso che flirta contemporaneamente con quattro stilemi che, con equilibri diversi nelle varie fasi della loro lunga vita, si possono individuare nella musica folk, nella musica jazz, nella musica classica, e ancora il blues, che resta comunque negli ingredienti della loro produzione. In quel periodo militò nella formazione per un breve periodo anche Tony Iommi, chitarrista dei Black Sabbath, prima dell'arrivo del futuro compagno di lungo tempo dei Jethro Tull, il chitarrista Martin Barre.

Stand Up (1969) è il primo vero successo di Anderson e compagni. Passa alla storia soprattutto per la rivisitazione di una Bourèe di J.S. Bach (dalla Suite per liuto n° 1 BWV 996). Ma nel disco si ritrovano anche brani che riprendono le altre matrici A new day Yesterday (Blues) Jeffrey goes to Leicester Square (folk) e le ballate We used to know (ripresa nella progressione armonica anni dopo dagli Eagles per Hotel California) e Reasons for waiting.

Ma la chiave del successo è, oltre all'ormai definito stile jethro, nel suono del flauto e nella personalità di Ian Anderson.
L'ingresso a pieno titolo del flauto nel rock è merito soprattutto dei Jethro Tull anche se è da ricordare qualche sprazzo dei Focus e di altri gruppi dell'epoca, fra cui i Moody Blues e i Genesis.
Dal vivo il flauto di Anderson oltre che strumento musicale diventa una vera appendice del corpo del leader che con movenze da serpente o da demone ipnotizza gli spettatori e li ammalia con la sua voce da imbonitore o da caldo narratore.

Ad un anno di distanza da Stand Up viene pubblicato Benefit (1970) nel quale il blues viene progressivamente allontanato in favore di sonorità tendenti sempre più al folk e al jazz.
All'indomani dell'uscita di Benefit i Tull vanno incontro ad un allargamento della formazione e John Evan alle tastiere apporta un decisivo impulso verso sonorità classiche. La notorietà consolidata, l'esperienza e la bravura tecnica dei componenti consentono ai Tull di sperimentare forme musicali dilatate spesso in forma di improvvisazioni a cavallo del jazz e della classica.

 Jethro Tull in concerto nel 1998
 In the Beginning Man created God...
Della capacità strumentale e improvvisativa si ascolta riprova nella facciata live contenuta nel doppio (antologia con inediti) Living in the Past (1972). Avendo un po' deluso le attese con il precedente Benefit, l'uscita di Aqualung colse quasi di sorpresa pubblico e critica nel 1971.

A tutt'oggi Aqualung è un po' la "signature song" della band. Nel disco tornano atmosfere blues e fortemente rock ad alternarsi con episodi delicati ma mai sdolcinati o leziosi. In più, i testi, che compongono un vero e proprio concept, contengono una critica corrosiva alla società ed alle istituzioni e danno un ulteriore contributo a fare di Aqualung il disco più famoso dei Jethro Tull.

La fama di Ian Anderson e compagni raggiunge ormai livelli stratosferici e i Tull diventano vere e proprie superstar. Con Thick as a Brick (1972) ritentano la carta del concept album. Qui addirittura tutta la musica è unita in una sola grande suite, separata solo dal necessario cambio di facciata del disco. Ottima prova di grandissimo impatto e valore musicale.

Dopo Thick as a Brick comincia un periodo nero. Il successivo A Passion Play (1973) viene accolto malissimo, la critica ed il pubblico non entrano in sintonia con il disco e addirittura, vuoi per gli atteggiamenti divistici vuoi per la smodata ambizione connessa al progetto, entra quasi in rotta di collisione con la band.
Le cronache dell'epoca raccontano di concerti durante i quali il pubblico lanciava dischi rotti contro il gruppo.

Non fu un successo nemmeno War Child (1974), passato quasi inosservato e solo in questi ultimi tempi timidamente rivalutato da parte di certa critica.
I Jethro Tull rialzano la testa con Minstrel in the Gallery (1975) che, con mal dissimulato stupore, riceve anche recensioni positive. Too Old to Rock 'n' Roll: Too Young to Die! (1976) è forse il loro vero e proprio epitaffio; la storia di Ray Lomas, narrata nel bel fumetto della cover e nei testi dell'album, propone una visione nostalgica e solo marginalmente ottimistica della vita di una generazione invecchiata fra musica e motociclette e ormai troppo vecchia per il R&R ma troppo giovane per morire.


 La Trilogia Folk
Con Songs from the Wood (1977) tra i Jethro Tull, la critica e il pubblico, torna il sereno. Un album semplice ma pieno di ottimi brani, diretti e non involuti in pretenziosi concetti inaccessibili ai più. Songs from the Wood forma con Heavy Horses (1978) e Stormwatch (1979) la cosiddetta trilogia folk del gruppo.
Sgombrato il campo dalle pretese di grandeur, tornati con i piedi per terra, si scopre che ci sono belle canzoni da suonare e i Jethro Tull riprendono il loro cammino. Non sono più i "giovani leoni" di Stand Up, ma la band ormai non ha nulla da chiedere o pretendere in termini di sperimentazione o improvvisazione: Jethro Tull è un classico, ne ha coscienza, e decide di comportarsi di conseguenza, senza tradire mai i propri fans e senza mai (o quasi) deviare da una strada affidabile.

Stormwatch segna inoltre la fine di un'epoca a causa della morte del bassista John Glascock e per la partenza contemporanea dal gruppo del tastierista John Evan, del batterista Barriemore Barlow e dell'arrangiatore orchestrale e tastierista David Palmer, storici membri dei Jethro Tull per tutti gli anni Settanta.


 Dagli anni ottanta ad oggi 
Negli anni ottanta, trovano un po' più spazio sonorità hard, come nell'ottimo Crest of a Knave (1987), album per cui i Jethro Tull vincono un Grammy come miglior disco Hard Rock, e in Rock Island (1989). Non mancano nemmeno prove contaminate dall'elettronica, vedi A (1980), The Broadsword and the Beast (1982) e soprattutto Under Wraps (1984). Ma la sostanza non cambia più e da allora sino ad oggi i Tull sono una band classica, di successo (non più planetario e dirompente, ma costante) che sforna nuovi dischi molto parsimoniosamente.

Negli anni novanta vi è un ritorno a ritmi jazz e blues nel disco Catfish Rising (1991) e una tendenza verso la world music e influenze asiatiche in Roots to Branches (1995) e J-Tull Dot Com (1999).

Da ricordare inoltre che i Tull, al crocevia con così diverse componenti musicali hanno anche finito per fondare una specie di alleanza con altre formazioni folk rock inglesi quali ad esempio i Fairport Convention con cui per lunghi tratti hanno avuto in comune Dave Pegg (Peggy per gli amici) al basso.

A distanza di quattro anni dall'ultima fatica in studio esce The Jethro Tull Christmas Album (2003), album di carattere natalizio, con diversi brani della band riproposti in nuove versioni e pezzi inediti, dove si possono trovare rimembranze del suono che stregò i fans tanti anni addietro. Proprio come nella favola del pifferaio di Hamelin.

Per il 2008 è prevista la pubblicazione di un nuovo cd dei Tull.


 Curiosità
Nonostante spesso si è soliti definire i Jethro Tull un gruppo progressive, lo stesso Anderson nel DVD di Living with the Past ricorda che i Tull non sono un gruppo progressive perché i gruppi progressive fanno concept album (... progressive rock bands do made concept albums!!)
Il nome del gruppo non fu scelto da Ian Anderson, ma fu sostanzialmente dettato dal caso.
Come lo stesso Anderson spiega, forse con una buona dose di autoironia ed esagerazione, all'inizio della carriera la loro musica non era un gran che, ed i Jethro Tull stentavano a ottenere ingaggi.
Quindi, per poter essere chiamati per nuove serate, dovevano ogni volta fingere di essere un altro gruppo, e quindi dovevano settimanalmente cambiare nome alla band: tali denominazioni erano di solito suggerite dal loro agente (ma sembra che talvolta suonassero senza neanche sapere come si sarebbero dovuti chiamare).
La prima volta che un loro concerto fu apprezzato da chi gestiva un locale (nella fattispecie da John Gee del Marquee Club di Londra), e che furono reinvitati a suonare, la band dovette tenere il nome della settimana precedente; che si dà il caso fosse Jethro Tull!


L'album del 1980 A era in realtà un primo tentativo di disco solista di Ian Anderson; infatti la A del titolo sta per Anderson.
Nel 1985 Ian Anderson ebbe dei problemi alle corde vocali che lo costrinsero ad un periodo di riposo forzato. Tali problemi erano forse causati da un uso improprio delle corde vocali da parte di Anderson, che non aveva mai studiato tecniche appropriate di canto.
Il primo singolo della band Airplane fu, per un errore di stampa sul 45 giri, accreditato ai Jethro Toe anziché ai Jethro Tull.
Ian Anderson imparó il flauto da autodidatta dopo averne casualmente acquistato uno mentre viaggiava con il suo gruppo nei primissimi anni d'attività. Egli racconta che quando, già famoso, cercò di insegnarlo alla figlia, alla quale veniva anche insegnato alla scuola elementare, fu da lei severamente criticato per le posizioni non standard che utilizzava ("papà, lo suoni tutto sbagliato!"). In conseguenza di questo, Anderson si ritiró per alcuni mesi a ristudiare le posizioni sul metodo della figlia.
Nel 2004 David Palmer (arrangiatore orchestrale e, dal 1977 al 1980, tastiere e synthesizers) annunciò di esser stato sottoposto a operazione chirurgica per cambiare sesso, trasformando il suo nome da David a Dee Palmer. 


Jethro Tull
"Bouree " - 1969 (VIDEO) 


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Art Blakey ----------- Ci ho messo tutta la vita ad imparare cosa non si deve suonare. dizzy Gillespie ----------- Il blues non serve a far stare meglio te,serve a far star peggio ki ti ascolta!!! Gengive sanguinanti Murphy- Simpson - Lisa sogna il Blues ----------- se gradite uno strumento che canta,suonate il sassofono.relativamente è come la voce umana. Stan Getz ----------- "Come nuovo, uno dei migliori fegati contemporanei. A bagno nel Dewar (una marca di whisky) e scoppia di salute". paul desmond il giorno in cui gli diagnosticarono un tumore al polmone ----------- "e in culo anche il jazz" Novecento A. Baricco ----------- "io non sono quello che faccio, faccio quello che sono". Miles Davis ----------- "la vita senza la musica sarebbe un errore, ma anche la musica senza la vita sarebbe un errore!" Wayne Shorter ----------- L'unica rabbia che posso provare è verso di me, quando non riesco a suonare quello che voglio (J. 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sassofonista che abbiamo avuto in Italia
e che pochi hanno saputo apprezzare,
specialmente le nuove generazioni.










 



 


























 

 

 

 



 


 

 

 

 

 




























 



























 

 






































IL CANNOCCHIALE