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Tu che oggi parli male di me ... Ieri sparlavi degli altri .... Minkia, si veru infami
musica
13 gennaio 2010
Jimi Hendrix e Miles Davis: una collaborazione mancata....Ma Falzone li fa incontare

Un mito nostrano della tromba incontra due miti della musica afroamericana “The Jimi Hendrix Experience” il titolo del progetto in cartellone al Teatro Binario 7. A quaranta anni dalla scomparsa del grande Jimi, il jazz elettrico del trombettista Giovanni Falzone non solo ripercorre la produzione di Hendrix, ma tenta di ricostruire quella collaborazione, purtroppo mancata, fra due delle stelle più luminose della musica afroamericana: Jimi Hendrix e Miles Davis. Che genere di suoni avrebbe prodotto l'unione artistica di un gigante del jazz con un gigante del rock?

Purtroppo non abbiamo avuto il modo di saperlo a causa della tragica morte del chitarrista di Seattle, pochi giorni prima del programmato incontro discografico dei due. Giovanni Falzone collabora con Musicamorfosi ideatrice di “Lampi” dal 2005, il prosismo week-end presenta il progetto in prima assoluta e sarò accompagnato dal suo inossidabile Quartetto, le Mosche Elettriche, ovvero: Valerio Scrignoli alla chitarra elettrica, Michele Tacchi al basso e Riccardo Tosi alla batteria. Per lo spettacolo è prevista una tripla replica: 15,16 e17 gennaio cui si aggiunge una replica speciale per le scuole del territorio all’interno del progetto Il Passamusica.
Biglietti: 18 euro intero, 15 euroi ridotto, 6 euro per gli under 18.
www.vivaticket.it, www.musicamorfosi.it


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musica
30 novembre 2009
«Silent way», un lungo racconto jazz da Miles Davis all'elettronico Martux_m


copertina dell'album

Omaggio contemporaneo allo storico disco del '69: quintetto con Bosso, Vigorito, Bearzatti, Aarset

«About A Silent Way - The Complete Studio Sessions». Dietro un titolo lungo, e la affascinante tiger-mask in copertina, si cela un sentito omaggio. Confezionato dal produttore Martux_m, al secolo Maurizio Martusciello.

Il disco intende celebrare un certo Miles Davis che nell'annus mirabilis, il 1969, pubblicò «In a Silent Way», album chiave nell'evoluzione del jazz contemporaneo con la mutazione dalla fase acustica ad elettrica. La nuova produzione va sotto il marchio partenopeo Itinera, in collaborazione con Verdearancio (distribuito da Egea).

Martusciello - compositore, produttore, percussionista, sperimentatore dell'elettronica e sound designer tra i più attivi in Italia - viene affiancato da un parterre de roi: il trombettista Fabrizio Bosso (High Five, Sergio Cammariere, Nicola Conte), il sassofonista italo-francese Francesco Bearzatti, ideatore del progetto Sax Pistols, il contrabbassista Aldo Vigorito e il chitarrista norvegese Eivind Aarset, storico collaboratore di Nils Petter Molvaer.

«Non si tratta, però, di una semplice rivisitazione celebrativa - spiegano gli ideatori -. Piuttosto di un lavoro che prende ispirazione dalle sue idee estetiche di fondo e dal suo approccio compositivo, per poi svilupparsi in modo autonomo seguendo le linee contemporanee della postproduzione».

 

Artist: About A Silent Way
Title Of Album: About A Silent Way
Year Of Release: 2009
Label: Musica Jazz
Genre: Jazz
Quality: MP3 / Joint Stereo
Bitrate: VBR kbit/s / 44.1 Khz
Total Time: 53:13 min
Total Size: 78,8 MB

TRACKLIST
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01. About A Silent Way 18:46
02. Hush Quiet 09:24
03. Around this Time 15:39
04. About A Silent Way II 09:24

 
CLICCA QUI PER SCARICARE L'ALBUM DA RAPIDSHARE


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musica
5 novembre 2009
L'origine del nome "Floppy"....

copertina dell'album di Miles...

Floppy non è solo il nome del mio cagnolino Yorkshire e del cagnolino di Romina Power....è anche il titolo del secondo brano dell'album "Miles Davis and horns" di Miles Davis appunto...


Album : Miles Davis and horns

Etichetta: Prestige

C'erano 2 formazioni, per il 2 brano "Floppy" la formazione era la seguente....

Formazione:

Miles Davis, trumpet
Sonny Truitt, trombone
Al Cohn, Zoot Sims, tenor saxes
John Lewis, piano
Leonard Gaskin, bass
Kenny Clarke, drums

Registrato il 19 febbraio del 1953


Track List dell'album:

1- TASTY PUDDING
2- FLOPPY
3- WILLIE THE WAILER
4- FOR ADULTS ONLY
5- MORPHEUS
6- DOWN
7- BLUE ROOM
8- BLUE ROOM (alternate take)
9- WHISPERING


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consumi
4 novembre 2009
I miei ultimi 2 acquisti riguardo il jazz

Su www.jazzos.com ho acquistato ieri pomeriggio un cofanetto di 14 CD del periodo Prestige di Miles Davis + un CD di Archie Shepp "Kwanza"





Miles Davis

All Miles - The Prestige Albums (14CD)


Etichetta:  Prestige

Anno Produzione:  2009   

Esecutori:   Davis Miles tromba , organo
 Rollins Sonny sax tenore , sax soprano
 Coltrane John sax tenore , sax soprano
 McLean Jackie sax contralto
 Thompson Lucky sax tenore , sax
 Monk Thelonious pianoforte
 Silver Horace pianoforte , piano elettrico
 Garland Red pianoforte
 Chambers Paul contrabbasso , basso
 Roach Max batteria , percussioni

Prezzo : 39,90 euro

Recensione di jazzos.com

Se il protagonista è Miles Davis. Se il box contiene i 14 album incisi per la Prestige nel periodo d’oro, gli anni cinquanta. Se ogni album è fedelmente riprodotto, copertina e informazioni discografiche comprese. Se i compagni d'avventura sono musicisti come John Coltrane (nel grande quintetto), Sonny Rollins, Thelonious Monk, Horace Silver, Red Garland, J. J. Johnson, Max Roach, Art Blakey. Se il box è una confezione lussuosa, con titoli impressi in argento a caldo, allora "All Miles" è qualcosa di mai visto finora. 

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Archie Shepp

Kwanza


Etichetta:  Impulse! (170503) 

Anno Produzione:  2006 

Anno Registrazione:  1968 

Esecutori:   Shepp Archie sax tenore , vocals
 Owens Jimmy flicorno , tromba
 Shaw Woody tromba , flicorno
 Moncur Grachan III trombone
 Spaulding James sax contralto , flauto
 Davis Charles sax tenore , sax baritono
 Walton Cedar pianoforte
 Ware Wilbur contrabbasso
 Harris Beaver batteria

Prezzo : 13,90 euro

CULTURA
3 novembre 2009
Bitches Brew
Volevate un libro sul jazz elettrico? Eccovi serviti...

Bitches Brew

Genesi del capolavoro di Miles Davis

Veniero Rizzardi, Enrico Merlin



Prezzo  35 euro
Editore  Il saggiatore
Pagine   224

19 agosto 1969. Mentre si ripulivano i prati di Woodstock, Miles Davis portò in studio un'"orchestra" senza precedenti: tredici solisti con chitarre e tastiere elettriche, quattro percussionisti, un clarinetto basso, un sax soprano. Con qualche appunto sulla carta e dopo solo una serata di prove, in tre mattine si registrò un disco la cui portata storica fu subito chiara. Fin dalla sua pubblicazione, "Bitches Brew" ridefinì il campo della musica contemporanea e influenzò intere generazioni di musicisti e di ascoltatori. Era ancora "jazz"? Molti parlavano del capostipite di un nuovo genere musicale che fondeva le sottigliezze improvvisative del jazz con l'energia del rock. Ma la vera, inaudita novità stava nelle proporzioni, nel respiro formale di brani insolitamente estesi per venti e più minuti, frutto di un sapientissimo lavoro di postproduzione. Visionario, psichedelico, progettato come un'opera musicale innovativa e allo stesso tempo pianificato come un grande successo commerciale, "Bitches Brew" fu il risultato di una serie di esperimenti durati alcuni anni, durante i quali la visione artistica di Miles entrò in una fruttuosa tensione con gli interessi del suo editore, ma potè contare sempre sulla sottile mediazione del produttore-compositore Teo Macero. Consultando per la prima volta un corposo materiale d'archivio, e grazie all'accesso ai nastri di lavoro conservati presso la Columbia, Enrico Merlin e Veniero Rizzardi ricostruiscono la genesi dell'album.

Sito Ufficiale di Miles Davis 
www.milesdavis.com

IL LIBRO E' ACQUISTABILE ON LINE IN 1 GIORNO LAVORATIVO PRESSO IL SITO DELLA FELTRINELLI 
www.lafeltrinelli.it

musica
16 ottobre 2009
Supercofanetto In 70 cd la storia di Miles Davis



Il prossimo 20 novembre arriverà nei negozi «The Complete Miles Davis Columbia Album Collection» a cura della Sony. È una delle pubblicazioni più importanti della storia del disco (70 cd), senza distinzione di generi musicali, che documenta tutte le opere incise per la Columbia da un autore-esecutore quale Davis, che indubbiamente ha lasciato un segno indelebile nella vita artistica - non soltanto musicale - del Ventesimo Secolo. L’eccezionale pubblicazione è motivata dal cinquantenario del cd davisiano (in origine long playing) «Kind of Blue» (1959), uno dei più importanti e popolari album della storia della musica afroamericana. Avviene contemporaneamente alla mostra allestita al Musée de la Musique di Parigi, intitolata in suo onore «We Want Miles».
La Sony rende noto che il grande box è frutto di un lungo lavoro che si è protratto per quasi due anni. Esso raccoglie tutti i 52 album originali che coprono il periodo dal 1949 al 1985 in cui il trombettista e compositore fu sotto contratto con la Columbia, più un booklet di 250 pagine a colori nonché alcune rarità, fra cui l’audio dello storico concerto di Davis all'Isola di Wight (20 agosto 1970).

www.milesdavis.com


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musica
3 settembre 2009
MILES DAVIS - Munich Concert

Ultimamente sto ascoltando spesso a casa e in macchina il triplo CD di Miles Davis "Munich Concert" (jazz rock o jazz elettrico...)

Il box propone il concerto di Miles registrato alla Munich Philarmonic Concert Hall durante Munchner Klaviersommer nel Luglio del 1988 e nel 3° CD è compresa una bonus track di 35 minuti registrata il 29 Agosto del 1970 al Festival dell'isola di Wight dal titolo, o meglio come Miles stesso rispose alla domanda di come si chiamasse il brano "Call It Anything" ovvero "Chiamatelo come vi pare..", visto che si tratta di libera improvvisazione.

 



"MILES DAVIS - MUNICH CONCERT" Recorded at the Munich Philarmonic Concert Hall during Munchner Klaviersommer, July 1988

Miles Davis (trumpet, keyboards)
Kenny Garrett (sassofoni)
Bobby Irving (keyboards)
Adam Holzman (Keyboards)
Benjamin Rietveld (Bass)
Marilyn Mazur (Percussion)
Joseph "Foley" McCreary (Guitar)
Ricky Wellman (drums)


Nel 3°CD una bonus track  di 35:04 minuti "Called It Anything" Recorded August 29th, 1970 at the Isle Of Wight Festival

Miles Davis (trumpet)
Gary Bartz (saxophone)
Chick Korea (keyboards)
Keith Jarrett (keyboards)
Dave Holland (Bass)
Jack DeJohnette (drums)
Airto Moreira (Percussion)


TRACK LIST:

CD 1
1 - Perfect Way
2 - Human Nature
3 - Tutu
4 - Splatch
5 - Heavy Metal Prelude
6 - Heavy Metal

CD 2
1 - Don't Stop Me Now
2 - Carnival Time
3 - Tomaas
4 - New Blues
5 - Portia

CD 3
1 - Hannibal
2 - Code M.D.
3 - Jean Pierre
4 - Time After Time
5 (bonus track) - Called It Anything


L'anno di uscita del disco risale al 2005.

www.milesdavis.com


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fotografia
1 giugno 2009
Alcune foto di Miles Davis

Miles con la sua Lamborghini








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arte
17 maggio 2009
Un tatuaggio col viso di Miles Davis



Non si tratta del mio braccio ma di una foto che ho trovato su internet .... da qualche altra parte mi ricordo di aver trovato la foto di un tizio con tatuato il viso di John Coltrane.


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musica
20 febbraio 2009
La cantante Betty Davis : la seconda moglie di Miles Davis







Gran bella gnocca no?

Il 1968 fu l'anno in cui Miles Davis, uno dei musicisti più influenti del 20° secolo si innamorò e sposò la sua seconda moglie Betty Davis.

Il '68 fu anche l'anno in cui Miles prese una sterzata verso il rock, il funk, la psichedelia e per la musica di Jimi Hendrix.

Si fece tatuare sulle chiappe la frase: "THIS ASS INVENTED FUSION".

“Betty era l’angelo che cercavo ogni notte, il sole che mi dava ispirazione e la luce nei miei momenti bui”. Miles Davis è sempre stato avaro di parole buone e riconoscimenti in genere. Ma per Betty Davis fece sempre eccezione. Il fatto che, oltre a essere la sua musa, fosse anche sua moglie, non toglie però peso a questa dichiarazione d’amore e ammirazione. Betty Davis era davvero un portento. La musica, un funky soul affilato con lampi e luci, girava forte nella sua gola e, oltre a Miles, in tanti rimasero ammaliati dal suo talento e dalla sua bellezza.

Le foto di copertina dei due primi album di Betty - l’omonimo debutto del 1973 e They say I’m different del ‘74, ristampati ora in una bella e lussuosa edizione dalla Light in Attic - danno forse al meglio l’idea di quello che le parole spiegano a tentoni. Betty era una Venere Nera, burrosa, affascinante. Fate conto, un angelo con un viso da ragazzina, un corpo mozzafiato e una voce cartavetra che avrebbe fatto tremare gambe e incollato al muro chiunque. Con Miles Davis non fu diverso. I due si conobbero una sera del 1967, sotto le luci della Grande Mela, al Village Gate: un locale del Greenwich. “Betty non sapeva neppure chi fosse. Sentì Miles suonare e si accorse di lui per un paio di scarpe di camoscio grigio che Miles indossava. Il giorno dopo, mi chiese di trovargli quel ragazzo”, spiega un’amica nelle note di copertina del primo cd.

Miles rimase fulminato, fin dal momento in cui lei si presentò fasciata in uno sgargiante vestito psichedelico con disegni di farfalla al suo cospetto. “Il suo corpo, la sua mente, il suo spirito erano essi stessi degli strumenti”, disse tempo dopo Larry Graham degli Sly and the Family Stone riguardo a Betty. E forse se ne accorse pure Miles. I due convolarono a nozze poco dopo e, come già fatto notare, l’imberbe cucciolo d’angelo che all’inzio degli anni Sessanta era arrivato a New York stregando anche Jimi Hendrix e Hugh Masakela, divenne ben presto la sua “donna” e uno dei suoi più vicini consiglieri in musica.

Le cronache hanno parlato per anni dei cambiamenti che dal 1968 in poi turbinarono nella mente di Davis, mutando vita al jazz e a tutti i suoi adepti. Però, forse, non hanno mai spiegato che dietro alle sue idee rivoluzionarie c’era spesso lei, la Venere Nera di cui sopra, che Miles a volte malmenava in preda a eccessi d’ira e d’alcol, salvo poi scusarsi e ammettere che la sua carriera era cambiata grazie anche ai suggerimenti della dolce mogliettina. Fu proprio a causa di quelle liti violente che il matrimonio tra i due finì. Liberatasi dal Principe delle Tenebre, l’angelo prese quindi il volo. Nel ‘69, Betty Davis mette in piedi il suo primo gruppo, in gran parte preso a prestito dalla banda di Carlos Santana. Comincia così a registrare e quando Michael Lang (il deus ex machina del festival di Woodstock) si interessa a lei, trova anche chi le permette di pubblicare il suo primo disco.

Betty Davis è un disco crudo e selvaggio quanto il fascino della sua autrice. Funky rapace come l’occhio di un’aquila, con ottimi suoni rimasterizzati e un paio di bonus track originali. Betty può piacere ai fan di Sly and the Family Stone, dei Funkadelic, ma anche ai fan delle riot girl dell’epoca moderna, che a lei - e a suoi testi bollenti, fatti di slogan e versi aggressivi, tra i primi a inneggiare all’emanicpazione femminile ma anche alla vita di strada, alla prostituzione e alle meschinità di un mondo maschilista come quello del music businnes - devono molto. Piace Walkin up the road con il suo riff al vetriolo. You man my man per l’intensità e l’andamento flessuoso degli arrangiamenti.

Con They say I’m different, l’anno successivo, Betty passa addirittura alla produzione. Sono sempre ottimi musicisti quelli che le fanno compagnia (alla chitarra in Shoop-B-Doop and cop him partecipa pure Buddy Miles, che aveva accompagnato alla batteria Hendrix negli ultimi anni di vita). La musica gira forse ancora meglio che nell’album di debutto. Betty Davis è ormai diventata una piccola stella. Le sue performance dal vivo, travolgenti, infuocate, rispecchiano anche l’approccio che, in sala d’incisione, l’ex moglie di Miles cerca di dare alla sua musica. Lo stile non cambia. La voce è sempre bruciante. Dopo quel lavoro, Betty ci prova di nuovo, con un terzo e un quarto disco. Vuole diventare la regina della black music e per il realismo dello spirito meriterrebbe forse di più persino di Tina Turner.

Il salto definitivo però non le riesce, e la sua carriera scivola lentamente verso l’oblio. Miles Davis, paradossalmente, trova linfa per i suoi progetti più rivoluzionari proprio mentre lei deve persino andarsene da New York, per tornare a Pittsburgh, da dove era partita anni prima con tanti sogni e pochi vestiti in una piccola valigia: in cerca di successo, tra le luci della Grande Mela, senza immaginare che il suo matrimonio con un genio del jazz le avrebbe prima aperto porte verso la celebrità, per poi lasciarla cadere nel vortice infinito delle meteore. Per chi ha curiosità, per chi ha voglia di tesori nascosti, queste due ristampe rendono giustizia al tempo e a una incredibile voce. Che se solo fosse stata più fortunata - chissà - magari oggi sterebbe pure in classifica assieme a Madonna.


Tratto da Kataweb


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musica
17 febbraio 2009
4 dischi di platino all'album "Kind Of Blue" di Miles Davis

 




L'11 Novembre scorso sono stati assegnati agli eredi di Miles Davis 4 dischi di platino per l'Album considerato più bello e più venduto di tutta la storia del jazz "Kind Of Blue" (20 milioni di copie vendute). Questo in occasione del 50° anniversario dall'uscita dell'album.

Inoltre l'album in questione è stato considerato dalla rivista Rolling Stone all'11° posto tra i 500 più grandi album della storia.

Altre info sul sito di Miles Davis
www.milesdavis.com 


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musica
11 febbraio 2009
Miles - L'autobiografia


Miles
L'autobiografia
(Miles. The Autobiography)
551 pagine - maggio 2007 (II ed.)

prefazione di: Vittorio Franchini
traduzione di: Marco Del Freo
illustrazione di: archivio TSI/Effigie

Dall’epoca d’oro del be-bop alla rivoluzione della fusion, la musica di Miles Davis ha attraversato e segnato l’intera storia del jazz. In questo straordinario libro autobiografico (che la «New York Times Book Review» ha definito «un eccezionale contributo alla letteratura jazzistica») Davis racconta l’evoluzione del suo stile, i suoi gruppi, gli album e i concerti, ma anche gli amici, le donne, la famiglia, gli anni bui dell’eroina, i conflitti con i bianchi del mondo della stampa e del potere costituito.
Dalla sua voce di volta in volta commossa, indispettita, orgogliosa, nasce una sorta di grandioso film corale in cui fanno da coprotagonisti – e collaborano alla colonna sonora – Charlie Parker e John Coltrane, Dizzy Gillespie e Gil Evans, Jimi Hendrix e Prince, e in ruoli cameo troviamo Juliette Greco, Jean-Paul Sartre e addirittura Ronald Reagan. Fitto di aneddoti e informazioni come una grande enciclopedia del jazz, ma animato dal calore di una personalità battagliera che odia i compromessi e vive di sfide, questo libro è una testimonianza imperdibile per tutti gli amanti della grande musica, ma insieme un romanzo appassionante e un ritratto "militante" di mezzo secolo di cultura nera americana.


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musica
2 febbraio 2009
MILES DAVIS - "Birth Of The Cool"


Birth of the Cool è un album di Miles Davis pubblicato nel 1957 dalla Capitol Records. La realizzazione dei brani di questo disco è considerato l'inizio del movimento del cool jazz.

L'album, pubblicato con questo titolo nel 1957, raccoglie le dodici tracce registrate nel 1949 e nel 1950 da una atipica formazione, il cosiddetto nonetto, capitanata da Miles Davis e raccoltasi intorno all'arrangiatore canadese Gil Evans e della quale fecero parte anche Gerry Mulligan, John Lewis, Lee Konitz, Max Roach e altri.

L'incontro tra Evans e Davis avvenne nel 1947. Con il giovane Gerry Mulligan e con il pianista John Lewis si formò un gruppetto di musicisti interessati a sviluppare delle idee musicali nuove, moderne, in grado di superare il bebop.

Lo spunto per Gil Evans era quanto aveva già fatto per l'orchestra di Claude Thornhill e della quale era stato l'arrangiatore (tra i suoi arrangiamenti c'era anche Donna Lee di Davis). Suonare musica non urlata potendo utilizzare strumenti particolari come la tuba o il corno francese, agendo soprattutto sul registro medio, vista la scarsa estensione di questi strumenti, senza cercare la spettacolarità di certo bebop nel quale ormai si faceva a gara per raggiungere le note più acute a discapito della musicalità.

Gil Evans, pur dando un qualche contributo diretto durante le sessioni in studio, fu pricipalmente l'ispiratore e funse da l'eminenza grigia per il gruppo negli incontri che si svolsero nel suo appartamento di New York, sopra una lavanderia cinese.

Miles Davis, che all'epoca faceva ancora parte del quintetto di Charlie Parker, stava anche lui cercando un'alternativa al bebop e alle piccole formazioni tipiche dell'epoca nelle quali suonava. Nel 1947 aveva già iniziato a staccarsi pian piano dal suo nume tutelare per organizzare una cerchia allargata di musicisti con cui collaborava su diversi progetti.

Il nonetto tenne pochi concerti dal vivo - principalmente nel corso di un primo ingaggio di due settimane verso la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1948 al Royal Roost a New York. Presentato come "Miles Davis Band" o "Miles Davis Organisation", il gruppo era inizialmente composto da Miles Davis, Gerry Mulligan e John Lewis che coinvolsero nel progetto anche il sassofonista contralto Lee Konitz e il batterista Max Roach. Più tardi fecero parte del gruppo altri reduci del bebop come Kenny Clarke e J.J. Johnson. Il gruppo iniziale comprendeva anche il giovane trombonista Mike Zwerin, Bill Barber alla tuba, Junior Collins al corno francese e Al McKibbon al contrabbasso. Kenny Hagood, l'ex cantante di Dizzy Gillespie, cantava in alcuni brani.

La grande novità fu il cartello posto all'ingresso del locale che, cosa del tutto nuova per l'epoca, accreditava gli arrangiatori del gruppo: Gerry Mulligan, Gil Evans e John Lewis.

Il gruppo fu di nuovo al Royal Roost in settembre e poi, brevemente, all'inizio dell'anno seguente, ma il nonetto, finanziariamente poco remunerativo, fu costretto a sciogliersi.

Nel 1949 Miles Davis ottenne un contratto dalla Capitol Records per registrare dodici tracce da publicare su dischi 78 giri. Il nonetto fu così ricostituito per tre sessioni di registrazione nel gennaio ed aprile del 1949 e nel marzo del 1950. Davis, Konitz, Mulligan e Bill Barber, furono gli unici a partecipare a tutte e tre le sessioni. La struttura strumentale del gruppo non fu mai cambiata (salvo l'omissione del pianoforte in alcune canzoni). Allo stesso modo gli arrangiamenti dei brani rimasero sotanzialmente gli stessi dei tempi del Royal Roost.

Le tracce furono inizialmente pubblicate come singoli, poi nel 1953 otto di esse furono raccolte su un LP da 10 pollici nella Capitol Jazz Series e nel 1957 vennero aggiunte le tre rimanenti tracce strumentali (Move, Budo e Boplicity) in un LP da 12 pollici a cui fu dato il titolo attuale. Darn That Dream, cantata da Hagood, fu aggiunta nella riedizione del 1971.

La musica

La musica di questo album è considerata una svolta di reazione al bebop, il genere allora dominante nel jazz suonato nei locali della Cinquantaduesima strada e fu, secondo molti osservatori e critici, il primo e più importante esempio di quello che verrà poi chiamato cool jazz, stile che si svilupperà soprattutto in California tra i musicisti bianchi, che ebbe un altro illustre predecessore nell'esperienza nella prime formazioni di Dave Brubeck, ma che, nella New York nera, non ebbe molto seguito e fu presto soppiantato da un genere in parte antitetico, vero successore del bebop, noto come hard bop.

Benché la discontinuità con il bebop sia stata esagerata dai critici e molti dei musicisti coinvolti nel progetto fossero di estrazione bop (Charlie Parker stesso prese inizialmente parte alle discussioni a casa di Evans) e continuassero a praticare lo stesso stile (alcuni non diedero per nulla seguito all'esperienza), è innegabile l'influenza che questi 12 brani ebbero sulla scuola californiana e sul cool jazz di cui Koniz e Mulligan furono esponenti di punta per tutti gli anni Cinquanta. Le formazioni californiane di Mulligan e Chet Baker non contemplavano il pianoforte riprendendo quanto sperimentato in alcuni pezzi del nonetto di Davis.

The Complete Birth Of The Cool

Nel 1998 fu pubblicata una versione allargata del disco, denominata The Complete Birth Of The Cool, contenente, oltre alle 12 tracce originali, una eccezionale testimonianza delle esibizioni del primo nonetto al Royal Roost nel settembre 1948 rese disponibili grazie alle registrazioni affettuate durante alcune trasmissioni radiofoniche.

Tracce

Birth Of The Cool

  1. Move (Denzil Best) - 2:33 - (arrangiamento di J.Lewis)
  2. Jeru (Gerry Mulligan) - 3:13 - (arrangiamento di G.Mulligan)
  3. Moon Dreams (Chummy MacGregor, Johnny Mercer) - 3:19 - (arrangiamento di G.Evans)
  4. Venus de Milo (Gerry Mulligan) - 3:13 - (arrangiamento di G.Mulligan)
  5. Budo (Bud Powell, Miles Davis) - 2:34 - (arrangiamento di J.Lewis)
  6. Deception (Miles Davis) - 2:49 - (arrangiamento di G.Mulligan)
  7. Godchild (George Wallington) - 3:11 - (arrangiamento di G.Mulligan)
  8. Boplicity (Cleo Henry) - 3:00 - (arrangiamento di G.Evans)
  9. Rocker (Gerry Mulligan) - 3:06 - (arrangiamento di G.Mulligan)
  10. Israel (John Carisi) - 2:18 - (arrangiamento di J.Carisi)
  11. Rouge (John Lewis) - 3:15 - (arrangiamento di J.Lewis)
  12. Darn That Dream (Eddie DeLange, James Van Heusen) - 3:25 - (arrangiamento di G.Mulligan)

The Complete Birth Of The Cool (the live session)

  1. Birth Of The Cool Theme (Gil Evans) - 0:19 - (arrangiamento di G.Evans)
  2. Synphony Sid announces the band
  3. Move (Denzil Best) - 3:40
  4. Why Do I love You (DeSylva, Gershwin, Gershwin) - 3:41 - (arrangiamento di J.Lewis)
  5. Godchild (George Wallington) - 5:15
  6. Synphony Sid introduction - 0:27
  7. S'il Vous Plait (John Lewis) - (arrangiamento di J.Lewis)
  8. Moon Dreams (Chummy MacGregor, Johnny Mercer) - 5:06
  9. Budo (Hallucinations) (Bud Powell, Miles Davis) - 1:25
  10. Darn That Dream (Eddie DeLange, James Van Heusen) - 4:25
  11. Move (Denzil Best) - 4:48
  12. Moon Dreams (Chummy MacGregor, Johnny Mercer) - 3:46
  13. Budo (Hallucinations) (Bud Powell, Miles Davis) - 4:23

Formazione

Birth Of The Cool

The Complete Birth Of The Cool (the live session)


MILES DAVIS
Birth Of The Cool(Blue Note Records) 1950
jazz
di Paolo Avico plusless
Il titolo del disco è tutto un programma. L’autore anche. Miles Davis incide il suo primo lavoro solista e, almeno col senno di poi – si ricordi, per inciso, che all’epoca il lavoro uscì “a pezzi” in edizioni diverse e che fu pubblicato in un unico album solo nel 1957, ben sette anni dopo l’ultimazione delle registrazioni – fa subito il botto.

Dopo la nobile gavetta con Chalie Parker e Dizzie Gillespie, ovvero il cuore stesso del be bop, il trombettista – insieme con alcuni dei suoi “gregari” di lusso, va detto – incidendo questo disco di fatto inventa un sotto genere musicale, il cool jazz (che per certi aspetti può essere considerato l’antitesi del be bop), che avrà negli anni ’50 non pochi proseliti (ironia della sorte quasi tutti bianchi – vedasi il c.d. West Coast jazz – fenomeno più unico che raro nella storia del genere, non a caso a tal proposito sono stati versati litri di inchiostro per spiegare il fatto in chiave storica e sociologica) e poi via, verso nuove avventure, con un parziale ritorno alle origini, un passaggio per l’hard bop per arrivare al jazz modale e al jazz rock. Ma non andiamo oltre, queste sono altre storie.
Certamente il cool ha avuto illustri predecessori – principalmente il sassofonista Lester Young, ma anche il pianista Lennie Tristano (quest’ultimo in realtà merita un discorso a parte, essendo la sua “freddezza” più riconducibile all’influenza della musica c.d. “colta” europea), che, almeno nell’intenzione più che nel sound avevano iniziato a prendere una terza via rispetto al classico swing o all’infuocato e rivoluzionario be bop – ma con il disco in questione prende fattezze ben definite, nella forma e nella sostanza, quasi si può dire che venga codificato.
Non è un caso che scorrendo i nomi dei musicisti che hanno affiancato Davis nella registrazione di "Birth of the cool" (avvenuta in tre diverse sessioni tra il gennaio del 1949 e il marzo del 1950, con strumentisti che non sempre sono gli stessi) si trovano alcuni fra quelli che negli anni successivi saranno i maggiori interpreti del genere: Gerry Mulligan , John Lewis (leader di quello che sarà il Modern Jazz Quartet) e Lee Konitz su tutti.

Ma quali sono le peculiarità di questo disco e, per estensione, di tutto il cool jazz? Per farla breve, si ha quasi un rovesciamento degli assiomi del be bop.
Ovvero: predilezione per gruppi allargati, non i soliti quartetti o quintetti (in particolare con uso massiccio di fiati caduti in disuso negli anni ’40, come trombone, corno francese e tuba), anche se non è corretto definire tali formazioni – in particolare quella del disco in esame – alla stregua delle grandi orchestre tipiche del periodo swing, in quanto si differenziano da esse sia per un numero più limitato degli strumenti, sia per un uso diverso degli stessi, che nel nostro caso tendono a ruotare negli assolo e ad intervenire più raramente in modo massiccio in contemporanea, quasi si sia voluto cercare un comodo compromesso tra le big band e i combo; una cura particolare per gli arrangiamenti (nel disco de quo c’è lo zampino del direttore d’orchestra Gil Evans, che più avanti avrà modo di collaborare in più di un occasione con Davis, ma anche degli stessi Mulligan e Lewis, partecipi, oltre che come musicisti, anche in qualità di arrangiatori ed autori); massima linearità del tempo, con ritmiche quasi sussurrate; scarsa libertà nell’improvvisazione, gli assolo, così come gli arrangiamenti, infatti, sono quasi completamente scritti e studiati a tavolino; infine, assenza di vibrato e dinamiche misurate ed equilibrate che insieme con la linearità del tempo di cui sopra hanno come effetto il tipico sound morbido ed ovattato, rilassato, cool per l’appunto.

La tracklist del disco contiene dei veri e propri classici del genere, alcuni dei quali scritti da Davis ("Deception", "Budo", composta qualche tempo prima con Bud Powell e "Boplicity", firmata con lo pseudonimo di Cleo Henry, in realtà il nome della madre di Miles), Mulligan ("Jeru", "Venus De Milo", "Rocker") e Lewis ("Rouge"), ma anche "Move" di Denzil Best, la splendida "Israel" scritta e arrangiata da Johnny Carisi, "Moon Dreams" di McGregor e Mercer e "Godchild" di George Wallington.

Trova spazio anche un brano vocale, "Darn That Dream", con la partecipazione del cantante Kenny Hagood (non certo un interprete memorabile), forse l’episodio più debole del disco, valorizzato unicamente dall’assolo di Davis, di ottima fattura.
A prescindere dalle varie vicissitudini del lavoro, come detto registrato e pubblicato in tempi diversi, arrivando ad una versione definitiva solo nel 1957, "Birth of the cool", è un’opera monolitica, impressionante per il messaggio innovativo di cui si fa portatrice da un lato ma anche per la sua coerenza formale e per l’elevatissima qualità (sostanziale) delle incisioni dall’altro, insomma, uno di quei dischi che, indipendentemente dall’amore che si può nutrire nei confronti del cool, come attitudine musicale, non può mancare nella discografia di ogni amante – mi verrebbe da dire della musica, ma mi trattengo – del jazz.

Recensione tratta da www.ondarock.it


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musica
24 gennaio 2009
Miles Davis

 



Miles Davis è stato un grande uomo, per chi non lo sapesse, fece un'esibizione di circa 45 minuti al Festival dell'Isola di Wight del 1970 di fronte ad una platea di 600.000 persone. E' questo quello che succede quando si arriva al top

Se vi informate su chi era e chi è stato Miles Davis vi renderete conto da soli sulla grandezza di questo uomo.


Tomba di Miles Davis al cimitero di Woodlawn, New York


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musica
17 gennaio 2009
Miles Davis: Bitches Brew



Miles Davis: Bitches Brew
Recensione di: puntiniCAZpuntini , (Friday, February 11, 2005)

Praticamente succede che nell'estate del 1969 Mr.Miglia si scassa la uallara delle solite cose.

Gli viene la fissa dell'Hi-Tech, della droga eccitante, e delle nuove promesse. Così, manda a rottamare i contrabbassi ed i piani con la coda. Continua sì a prendere oppio a più non posso, però ora non è più motivo di sballo per lui, ma l'unico modo per lenire le botte tremende che si tirava a mescalina, acido e lisergico e tonnellate & tonnellate di cocaina. Solo che con le vecchie glorie non poteva fare quello che voleva, così si circonda di giovani alle prime armi. Un'allegra balletta di stronzoni tipo Dave Holland, Herbie Hancock, Keith Jarret, Chick Corea, Jack De Johnette, Airto Moreira e tanti altri come Joe Zawinul e compagnia... insomma, tutti salutisti. Ma soprattutto, tutta gente che poi non è andata avanti, no.
Non è che poteva andare da un pianista di mezza età e dirgli "Tieni, mangiati un acido e suona questo Fender Rhodes", quello lo fanculava in men che non si dica e poi andava in giro a dire che Miles era un birichino. Appunto per questo lui è andato da Keith Jarrett; c'ha detto di mangiarsi un acido ed ha avuto in risposta "ancora un altro? minchia vedo già in pixel, se ne mangio ancora piglio il volo... ah Miles!", poi gli ha detto di suonare un Fender Rhodes, e lui ha risposto "Minchia, non l'ho mai suonato, ok, facciamolo" perché nella sua testolina drogata pensava "mica son coglione che dico di no a Miles Davis, questo mi fa fare carriera". Infatti poi non ha fatto carriera, no (si, Jarret dice "Minchia!", lo so lo so, è un maleducato).

E così, from the point to white... aulì-aulè-tulilem-blem-blum, Mr.Miglia tira fuori Bitches Brew, e cambia radicalmente la storia del Jazz. Così, nulla di che... roba da tutti. Rivoluziona completamente il genere musicale più complesso in circolazione, (no, non sanguigna, quello è Cristiana F e lo zoo di Berlino, è un altra storia) così, dato che non aveva nulla da fare. Il jazz... che palle. Il jazz... roba per vecchi.

Il jazz... roba per pirlette salutiste. Il Jazz... roba per rilassati. Tutte abnormi cazzate dette da gente che non ha mai sentito il lato "free your mind and fly with drugs" di mister Miglia. Orde di giovani che seguono il mito dei "ribelli" e dei "giovani dannati", e pensano che Miles Davis, fosse un pantofolaio bacchettone.
Miles Davis era un pazzoide egocentrico genialmente sconvolto dalle intuizioni fulminanti che gli trapassavano le cervella con la stessa frequenza con cui un comune mortale rutta e/o puzzetta ed opzionalmente fa pupù. Ha capito prima di tutti che la tecnologia non era un nemico ma un alleato. Ha scoperto e lanciato gente che ora è nell'olimpo degli dei. Ha scoperto che si può trovare un tempo nel controtempo. Ma soprattutto, se uscivi con lui una sera, tornavi 5 giorni dopo a casa, ed appena entrato in salone passavi un paio d'ore a mettere a posto il mobilio, così, solo perchè sentivi il bisogno di avere un salotto ordinato.

Sinchè non avrete sentito bene per varie volte questo album, non capirete mai e poi mai cos'è il jazz moderno, e non sapete cosa vi perdete. State pur tranquilli che non è come vi aspettate, timidoni.


Tratto da: www.debaser.it

Il nome dell'autore della recensione (puntiniCAZpuntini);

Link alla recensione: www.debaser.it/recensionidb/ID_3695/Miles_Davis_Bitches_Brew.htm


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musica
16 gennaio 2009
Debaser - recensioni scritte da chi vuole




Debaser è un sito in cui chi vuole può pubblicare, registrandosi, una propria recensione su un disco di qualsiasi artista di ogni genere musicale, con la possibilità che gli altri utenti hanno di votare e commentare la recensione.

Ad esempio cliccando qui troverete 35 recensioni di altrettanti dischi di Miles Davis scritte da vari utenti con i relativi approfondimenti e la discografia.



www.debaser.it

www.milesdavis.com


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musica
24 ottobre 2008
Miles Davis



E' il disco più venduto della storia del jazz (circa 10 milioni di copie) e soprattutto è considerato il più bel disco della storia del jazz. E' Kind of blue di Miles Davis, che cinquant'anni fa segnò profondamente la storia della musica contemporanea. Per celebrare l'anniversario (il disco fu registrato nel marzo 1959 e uscì ad agosto), la Columbia Legacy che cura la preziosa serie di riedizioni dei capolavori di Davis, pubblica un cofanetto con un doppio cd, un dvd, un lp in vinile colorato, un poster e un libretto di 60 pagine.

 


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musica
23 luglio 2008
"Doo - Bop" di Miles Davis



L'Acid jazz è un genere ballabile come lo Swing, derivato da una sintesi sostanziale tra Rap, Disco dance anni '70, Rhythm & blues, Soul e, buon ultimo, anche un tocco di Soul jazz.

Doo-bop, oltre ad avere indicato la via, rappresenta senz'altro, ancora oggi, una delle migliori incisioni di tale genere musicale


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musica
3 febbraio 2008
Fusion
Molti critici e storici musicali vedono nascere il "fenomeno fusion" con il doppio disco di Miles Davis: Bitches Brew. Sonorità così psichedeliche, ipnotiche ed inquietanti, ma allo stesso tempo da una ritmica controversa e inarrestabile. È un altro mondo. È la nuova frontiera del jazz, che solo un genio come Miles Davis poteva "inventare".

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musica
29 ottobre 2007
L'album più bello che abbia mai ascoltato in vita mia



"KInd of Blue", registrato il 2 marzo 1959 negli studi Columbia sulla 30esima Strada a New York, è stato descritto come "uno degli album più importanti e sublimemente belli della storia del jazz".


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Visualizzazione ingrandita della mappa --------------------------------- Il jazz è molto più di una semplice forma musicale....il jazz è arte, cultura, conoscenza (me stesso) ----------- Miles Davis was the "Picasso of Jazz," reinventing himself and his sound endlessly in his musical quest. He was an artist that defied (and despised) categorization, yet he was the forerunner and innovator of many distinct and important musical movements. ----------- Il pugilato è come il jazz: più è buono e meno la gente l'apprezza. ~ George Foreman ----------- l'arte è espressione di sè. Se stai esprimendo la personalità di qualcun altro non è arte. Bennie Wallace ----------- L'improvvisazione è l'abilità di parlare a se stessi Cecil Taylor ----------- Il jazz è quel genere musicale che può assorbire un sacco di cose ed essere ancora jazz. Sonny Rollins ----------- AFORISMI DI MILES DAVIS: Prima lascia che io lo suoni, poi più tardi te lo spiegherò. La musica è diventata densa. Mi danno dei pezzi pieni d'accordi e io non li so suonare. Nel jazz sta prendendo piede una tendenza ad allontanarsi dal giro convenzionale degli accordi, e una rinnovata enfasi delle varizioni melodiche e armoniche. La musica e la vita sono solo questioni di stile. Non temere gli errori. Non ce ne sono. Non suonare quello che c'è. Suona quello che non c'è. È stato sempre un mio dono quello di saper ascoltare la musica. Non so da dove viene. C'è e non mi faccio domande. Perché suonare tutte queste note quando possiamo suonare solo le migliori? Un mito è un vecchio col bastone che viene ricordato per quello che faceva una volta. Io lo sto ancora facendo. Non esistono note sbagliate. ----------- Cos'è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai. Louis Armstrong ----------- In genere, il jazz è sempre stato simile al tipo d'uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia. Duke Ellington ----------- Il jazz non è morto, ha solo un odore un po' curioso. Frank Zappa ----------- La musica è la tua propria esperienza,i tuoi pensieri,la tua saggezza. Se non la vivi, non verrà MAI fuori dal tuo strumento Charlie Parker ----------- Il Jazz è l'unica musica in cui la stessa nota può essere suonata in ogni serata, ma sempre in modo diverso. Ornette Coleman ----------- Credo che la cosa più importante per un musicista sia quella di trasmettere a chi lo ascolta un'immagine di tutte le cose meravigliose che sente e avverte nell'universo. Questo è ciò che la musica significa per me, semplicemente una possibilità, tra le molte altre, di dire che viviamo in un mondo immenso e meraviglioso, un mondo che ci è stato donato John Coltrane ----------- Devi amare per poter suonare. Louis Amstrong ----------- Suona , suona sempre anche senza strumento. Lee Koniz ----------- Un giovane sassofonista si lamentava con me del fatto che ascoltare Coleman Hawkins lo innervosiva. Gli ho risposto: "Coleman Hawkins deve renderti nervoso! Hawkins ha innervosito tutti i sassofonisti degli ultimi quarant'anni!". Cannonball Adderley ----------- "Il sassofono non è solo qualcosa in cui soffiare; esso è qualcosa con cui cantare" Paul Brodie ----------- Mi voltai e c'era Bird, conciato peggio di una merda, con la faccia gonfia, gli occhi arrossati e l'aria di aver dormito nei suoi vestiti spiegazzati per giorni. Ma era fico, con quell'aria hip che gli riusciva di avere anche quando era ubriaco e drogato Miles Davis ----------- La musica lava via la polvere della vita quotidiana Art Blakey ----------- Il jazz è conosciuto in tutto il mondo come una forma d'arte musicale americana e così è. Niente America, niente jazz. Ho visto persone cercare di collegarlo ad altri paesi, per esempio all'Africa, ma non ha niente a che fare con l'Africa. Art Blakey ----------- Ci ho messo tutta la vita ad imparare cosa non si deve suonare. dizzy Gillespie ----------- Il blues non serve a far stare meglio te,serve a far star peggio ki ti ascolta!!! Gengive sanguinanti Murphy- Simpson - Lisa sogna il Blues ----------- se gradite uno strumento che canta,suonate il sassofono.relativamente è come la voce umana. Stan Getz ----------- "Come nuovo, uno dei migliori fegati contemporanei. A bagno nel Dewar (una marca di whisky) e scoppia di salute". paul desmond il giorno in cui gli diagnosticarono un tumore al polmone ----------- "e in culo anche il jazz" Novecento A. Baricco ----------- "io non sono quello che faccio, faccio quello che sono". Miles Davis ----------- "la vita senza la musica sarebbe un errore, ma anche la musica senza la vita sarebbe un errore!" Wayne Shorter ----------- L'unica rabbia che posso provare è verso di me, quando non riesco a suonare quello che voglio (J. Coltrane) ----------- 'Play it in the key of your soul' "Suonala nella chiave della tua Anima" Charles Mingus ----------- "Il jazz, se si vuole chiamarlo così, è un'espressione musicale; e questa musica è per me espressione degli ideali più alti. C'è dunque bisogno di fratellanza, e credo che con la fratellanza non ci sarebbe povertà. E con la fratellanza non ci sarebbe nemmeno la guerra" John Coltrane -----------

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Questo blog lo dedico alla memoria
di Fausto Papetti, scomparso nel 1999
nella quasi indifferenza. Eppure è stato
e rimarrà sempre il più grande
sassofonista che abbiamo avuto in Italia
e che pochi hanno saputo apprezzare,
specialmente le nuove generazioni.










 



 


























 

 

 

 



 


 

 

 

 

 




























 



























 

 






































IL CANNOCCHIALE