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SPORT
10 giugno 2011
Pesca in apnea: cattura di un grosso barracuda all'aspetto

Cattura di un grosso barracuda all'aspetto.
Il video è parte integrante dell'articolo sulla pesca all'aspetto all'interno di e-training, il primo corso digitale di pesca in apnea.
Potete consultare il corso qui:
http://www.ilovepescasub.com/pesca-sub/2009/12/e-training-corso-digitale-di-pesca-in-apnea


VIDEO : http://www.youtube.com/watch?v=bNXJgwLi4Ic 

SPORT
6 giugno 2011
Tecniche di pesca subacquea

1) LA CADUTA : In questa tecnica un aspetto che assume un'importanza fondamentale è l'avvistamento della preda da notevole distanza. Per effettuare questa tecnica è necessario fare delle planate a mezz'acqua per due motivi: il primo per avere più visibilità sul fondo ( visto che non sempre a certe profondità questa condizione si verifica) ed avere così la possibilità di scorgere la preda più facilmente; secondo, perché una volta avvistata quest'ultima, la discesa, non essendo viziata dalla capovolta sarà più silenziosa. Come già detto precedentemente quindi l'avvistamento dalla distanza assume un ruolo importantissimo. A tutti sarà successo qualche volta di arrivare sul fondo e vedere scappare una preda che stava a due passi e averla persa proprio per non averla vista prima.

Ciò che può decidere o meno il successo di questa tecnica, oltre al nostro grado di esperienza e una buona apnea, è il grado di concentrazione che il pescatore riesce a raggiungere per far si che nessun segnale che possa indicare la presenza di una preda, possa essere tralasciato.

Una volta avvistata la preda, è necessario effettuare un avvicinamento silenzioso per evitare che la sua linea laterale le faccia percepire la nostra pressione, perché a quel punto la vedremo fuggire a tutta velocità, costringendoci ad una più o meno lenta risalita carica di delusione e frustrazione.


2) PESCA IN TANA : Quando si pesca in tana è necessario innanzitutto eseguire delle planate a mezz'acqua, per individuare sul fondo quale sia la più probabile dimora del nostro pesce.

Ovviamente l'approccio per una caccia al pesce in tana varia da situazione a situazione. Una volta individuata la tana, conviene scendere a fucile puntato in avanti e, lentamente, cercare di vedere se è abitata: è fondamentale in questo momento essere il più silenziosi possibile per non allertare il pesce (ovviamente questo è un principio base per ogni tipo di pesca ma non mi stancherò mai di ripeterlo). In caso di tana vuota, impieghiamo il rimanente fiato che abbiamo per esplorare il più possibile il fondo; questo ci fa guadagnare del tempo nella ricerca della preda. Bisogna studiare il fondale ed essere attenti ad ogni piccolo particolare; è opportuno, una volta avvistato il pesce, se si è a corto di fiato, risalire per riorganizzare la caccia. Una volta avvicinati all'entrata della tana, le azioni da svolgere possono essere moltemplici, ma in particolare si avranno diversi approcci a seconda che ci si trovi di fronte a un branco o a prede più solitarie (tipo la cernia). Nel primo caso è importante sparare velocemente, se possibile, ai pesci più isolati, quelli ai lati, per non spaventare la maggior parte del branco; in questo modo potremo prendere più pesci. Ovviamente non dovremo fare un massacro svuotando la tana, perchè un pescatore subacqueo, nonostante si pensi tutt'altro, è innanzitutto un amante del mare e prende solo ciò che gli serve, sia nel rispetto della fauna, sia nel rispetto di tutti coloro che amano le meraviglie del mondo sommerso e hanno diritto di ammirarle come tutti quanti: cerchiamo di preservare certe meraviglie della natura e di non abusarne troppo (e questo vale non solo per il mare). Ripeto che è importante, nel caso di un branco di pesci in tana, (ma anche per tutti ibranchi in generale) di cercare di non spaventare troppo nessun componente di esso: se un pesce ha un movimento brusco perchè spaventato, innescherà una reazione a catena che farà scappare tutti gli altri (è come se in una piazza uno si mettesse ad urlare che una bomba sta per esplodere).
Se ci troviamo di fronte ad un solo pesce, e non perderemo di generalità pensando per esempio alla cernia, dobbiamo essere molto concentrati, in quanto la nostra attenzione sarà puntata solo su un unico esemplare che, non essendo all'interno di un branco, saprà con certezza che quella sagoma in avvicinamento sta ountando proprio lui; la mira e il tempismo nello sparo diventano quindi molto rilevanti.

Una volta sparato, è importante vedere dove si va a disporre il resto del branco per facilitarci la cattura di altri esemplari nel tuffo successivo; inoltre dobbiamo essere rapidi nel recuperare la preda colpita che dibattendosi spaventerebbe ancora di più gli altri inquilini. Queste regole valgono anche per un pesce solitario, in quanto, più tempo resta all'interno dell'antro, più possibilità vi sono che il suo dibattersi possa facilitargli il distacco dall'asta o in ogni caso renderci difficile il recupero.

Tornando alla fase di ricerca, spesso è opportuno guardare il movimento degli altri pesci più piccoli, poichè molte volte, studiando i loro movimenti, potremo individuare delle grosse prede. Nella pesca in tana spesso è fondamentale anche l'utilizzo di una lampada che deve essere usata in casi eccezionali: solo se proprio non si riesce a vedere niente la accenderemo, ma con il fucile pronto a sparare alla vista del pesce.


3) L'ASPETTO : Quando peschiamo all'aspetto è necessaria, prima di immergersi, una buona ventilazione (non iperventilazione!), soprattutto se scendiamo a profondità considerevoli; in discesa conviene pinneggiare con il minimo sforzo cercando di raggiungere un equilibrio buono tra forza di spinta e spesa energetica e, una volta diventati negativi, lasciarsi cadere giù a foglia morta, immobili, e dandoci la direzione usando le pinne come timoni. Spetta a noi decidere se toglierci il boccaglio prima della discesa: molti atleti lo fanno o altri lo allagano preventivamente d'acqua per non spaventare i pesci, quando scendono, con le bolle d'aria che il tubo emette. Ora, per quanto riguarda il boccaglio farò una breve digressione: personalmente, preferisco tenere il boccaglio non fissato con l'apposito gancio di gomma, per motivi di sicurezza, ma tra l'elastico della maschera e la tempia; infatti così facendo, nel caso, per mancanza di fiato, dovessi risalire e contemporaneamente vedere dove si dirige il pesce, potrei tenere la testa in acqua, cosa che non potrebbe fare chi se lo è levato e che, tenendo per pochi istanti la testa fuori dall'acqua per respirare, perderebbe di sicuro il pesce; questa manovra è sconsigliatissima nel caso l'aspetto fosse praticato a profondità abbastanza elevate da non premetterci di vedere il pesce dalla superficie; tenere il boccaglio in bocca può costarci caro per i motivi che sono descritti nella sezione "apnea".

Studiando bene il movimento della mangianza e degli altri pesci, sceglieremo il punto in cui posizionarci, dietro una roccia, in un avvallamento, tra le alghe, intuendo il punto da cui vedremo arrivare il pesce e quindi puntandoci preventivamente il fucile per evitare di spaventarlo successivamente. Ci terremo poi il più possibile schiacciati al fondo per non dare troppo nell'occhio e soprattutto saremo il più possibile immobili; questo ovviamente in via del tutto generale, poichè, mentre un buon acquattamento può facilitarci la cattura di un dentice, d'altra parte potrebbe svantaggiarci nella catura delle ricciole. E' importante, nel caso il pesce provenga da tutt'altra direzione, spostare il fucile nel modo più silenzioso, tirando quindi indietro il braccio, facendo ruotare il polso, per indirizzare l'asta verso il pesce; se ci sforzassimo di fare in un'altro modo, faticheremo molto di più e faremo scappare i pesci per il rumore prodotto dagli elastici del fucile che vibrano per la resistenza dell'acqua (o per la vibrazione della sola sta nel caso di un fucile oleopneumatico).

E' importante considerare che sotto ogni cosa, i pesci nel nostro caso, sembrano più grossi e più vicini di quanto non siano in realtà: con l'esperienza è opportuno prendere dei punti di riferimento (spesso intravedere con chiarezza l'occhio del pesce è già un buon parametro di misura per il momento dello sparo).
Bisogna poi cercare con molta calma, ma no troppa, di tirare al pesce nelle zone in cui la carne è più soda per evitare di perderlo durante la risalita, in quanto la reazione della preda, soprattutto se di grandi dimensioni, è molto violenta; proprio in quest'ultimo caso, l'utilizzo di un mulinello è fondamentale: bisogna rilasciare la frizione tenendo il filo in una giusta trazione in modo da fare una leggera resistenza e permetterci di modificare la direzione del pesce a nostro vantaggio, cercando di evitare che si possa disarpionare su qualche roccia. Recuperi di pesci di grandi dimensioni possono richiedere molto tempo, per cui non fatevi prendere dall'emozione troppo presto...la fase di recupero spesso è molto più dispendiosa.

4) L'AGGUATO : L'agguato è la tecnica che preferisco, forse anche perchè è l'unica che pratico con più costanza, vista la mia scarsa pemanenza in apnea; penso però che, anche se fossi un ottimo apneista, prediligerei comunque questa perchè è quella che si basa di più sull'istinto e sull'improvvisazione. Proprio perchè è una tecnica che non richiede pianificazioni preventivate per la cattura del pesce, è difficile spiegare quale sia la dinamica dell'azione in questo tipo di pesca.

Cominciamo con la teoria generale: innanzitutto individueremo il pesce e, a seconda della situazione e del fondale in cui operiamo, sceglieremo le mosse opportune. Se il pesce è calmo e ci ignora, potremo provare una discesa sulla verticale per poi sparare, anche se è una tecnica pericolosa, in quanto il pesce potrebbe fuggire; è sempre meglio tenere questa opzioni come ultima e solo nel caso in cui non vi siano ripari disponibili o nel caso in cui si debba intervenire tempestivamente sarò opportuno adottarla. Se la nostra preda è nervosa o in movimento sarà conveniente immergersi piuttosto lontani senza mai perderla di vista e aggirarla, raggiungerla facendo zig-zag tra i vari scoglio alghe per farci vedere il meno possibile: la cosa importante è che le nostre mosse siano finalizzate ad anticipare il prossimo movimento del pesce e quindi a coglierlo di sorpresa. Anche nell'agguato è fondamentale essere lenti nei movimenti ed essere silenziosi il più possibile.

L'agguato si può praticare a qualunque profondità, anche se nasce principalemnte per la pesca in basso fondo; quando si parla di agguato in profondità, ci si riferisce per lo più a situazioni particolari ove un aspetto non porterebbe grandi risultati e quindi si è costretti a tentare di avvicinarsi al pesce sfruttando i nascondigli che l'ambiente circostante ci offre.

L'agguato in basso fondo è una tecnica entusiasmante, è quella che più caratterizza il pescatore subacqueo come un predatore in cerca della sua preda. Non ci sono regole particolari, a parte quelle continuamente ripetute della silenziosità e lentezza dei movimenti; qui la fantasia del praticante può avere un ruolo fondamentale: mi è capitato di prendere orate o cefali in mezzo metro di fondale con il corpo praticamente fuori dall'acqua, magari sopra uno scoglio con la faccia in aqua. L'improvvisazione e l'istinto sono determinanti; in più occasioni in fatti ci capiterà di vedere il pesce apparirci magicamente davanti senza averlo avvistato in precedenza: una buona dose di sangue freddo può giocare a nostro vantaggio.

Riporterò qui di seguito un esperienza che reputo un esempio molto calzante della pesca all'agguato in basso fondo, che mette in risalto la fantasia, la calma, la lentezza, la silenziosità dei movimenti che devono caratterizzare una battuta di pesca; la situazione descritta riguarda la spigola raffigurata nella foto un po' rossastra nella sezione 'spigola'.
Mi trovavo a fiancheggiare gli scogli della costa, stando il più possibile vicino ad essi ed affacciandomi gradualmente quando la visibilità era ridotta in modo da non far fuggire un eventuale preda. All'improvviso sporgendomi vidi un branco di cinque spigole sostare poco sotto lo specchio d'acqua, a mangiare i microorganismi che si staccavno dalle rocce per via del continuo battere delle onde su di essi. Speravo che si avicinassero alla mia postazione, in quanto non vi erano rocce che potessero nascondermi in un eventuale avvicinamento. Le spigole cominciarono lentamente ad allontanarsi dietro ogni scoglio e io le seguii lentamente, sempre senza trovare un percorso adatto per avvicinarmi ulteriormente.
Dopo l'ennesima svolta dietro una roccia mi affacciai e non le vidi più; perciò avanzai molto lentamente, ritrovandomi in una piccola conca completamente scoperto; il fondale sotto di me era diventato un po' più profondo, circa un paio di metri. Girai poi il lo sguardo verso riva e vidi un solo esemplare a mezz'acqua che mi guardava....ero stato visto, ma per fortuna, nonostante fossi scoperto, ero immobile e controsole rispetto alla spigola.
Pensai che in quella situazione non si sarebbe mai avvicinata e allora velocemente agii di istinto: svuotai l'aria dai polmoni e mi levai il boccaglio dalla bocca con il semplice movimento delle labbra: in questo modo cominciai a scendere gradualmente come un sasso sul fondo, essendo zavorrato bene, ed evitando la fuoriuscita di bolle dal tubo. Mi adagiai sul fondo dietro una piccola roccia e la spigola, da una parte incuriosita e dall'altra decisa a dirigersi verso il largo, mi girò intorno dall'alto, mentre ero parzialmente coperto dalla roccia; il tiro dal basso verso l'alto fu preciso.
Questo credo sia uno degli esempi migliori di agguato in basso fondo.

 

www.pescasubacquea.net

 

VIDEO : Dentice 14 chili I° parte del 11.05.2010  http://www.youtube.com/watch?v=B-9BOerUC38&feature=related

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